9 giugno 2026

Un caffè con... Marco Ottina

Massimo: Ciao Marco!

Marco: Ciao Massimo!

Massimo: Hai iniziato da poco il tuo percorso in Claranet. Quali sono le tue prime impressioni?

Marco: Mi trovo assai bene! Le persone sono gentili e disponibili, molto competenti e hanno un che di gioviale. Professionalmente sembra assai ben organizzata e con molte porte, e quindi ambiti in cui crescere. Ammirevole!

Massimo: Parliamo un po’ degli ambiti in cui vorresti crescere: ce n’è uno in particolare su cui vorresti concentrarti?

Marco: Mi ha colpito molto l’integrazione del framework BPMN con il backend per implementare e modificare agilmente i flussi di esecuzione, mi piacerebbe approfondire! Quindi, direi “backend” in generale.

Massimo: Eh, ti capisco! Il backend è stato molto importante anche per il mio percorso di crescita.  
Sei già entrato nelle dinamiche di progetto quindi. Raccontami un po’ come si svolge la tua settimana lavorativa e come organizzi al meglio il tuo tempo.

Marco: Più volte nell’arco della settimana sento i colleghi del mio team per allinearci sulla suddivisione e progressione dei task, in seguito ai quali ci assegniamo gli sviluppi. Da lì, per ogni task, ripeto ciclicamente fasi di esplorazione e di comprensione del contesto, raccogliendo i riferimenti da considerare nella valutazione delle evoluzioni, seguite da fasi di sviluppo e di test.

Essendo appena entrato nel progetto, mi confronto ancora molto con i miei colleghi: potrebbero sempre esserci standard o dettagli da imparare o da considerare.

Massimo: E poi ci sono i momenti con il cliente. Momenti fondamentali, dove far crescere le proprie soft skill. Come professionista, quanto pensi sia importante questo?

Marco: Non sembrerebbe, ma è fondamentale, quasi più di saper programmare: il dono della sintesi, la chiarezza delle definizioni e dell’esposizione, il saper centrare i punti principali dei discorsi sono competenze imprescindibili quando si comunica. Inoltre, saper ascoltare include anche il cogliere il vero intento dietro a richieste o osservazioni, superando le barriere delle differenze di “linguaggio”.
Aggiungerei anche altri esempi di mediazione, come trattare vincoli, richieste e critiche in modo accogliente e privo di ego, ma non voglio dilungarmi.
In sintesi, siamo umani e non solo macchine; la nostra professione include anche il saper rivestire il ruolo di “persona in un’azienda” e il volto della stessa.

Massimo: Sì, concordo pienamente. Spesso i “dev” sono famosi per portare avanti, oltre al lavoro, i propri “side projects” che poi amano raccontare ai colleghi. Sicuramente ne avrai anche tu, sono curioso…

Marco: Uh sì, volentieri! Ne ho due che hanno riacceso la “scintilla dell’artefice”: il primo riprende la parentesi del dottorato circa lo “Swarm Intelligence” e l’altro è un progetto condiviso con un amico.
Nel primo, sto riprendendo una libreria in C++ e la teoria sottostante per gestire uno “sciame intelligente” di dispositivi: già mi intriga l’idea, e spero un giorno di vedere macchine a guida autonoma ruzzolare armoniosamente, o navicelle a minare asteroidi e costruire basi spaziali da sole!
Nel secondo, quel mio amico ed io vorremmo facilitare la progettazione di sistemi socio-economici, ossia le cosiddette “DAO”, offrendo un software che converta dei progetti grafici e semplici nel complesso codice che li realizza, ossia gli “Smart contract”. Questo è un progetto che va oltre la sfera lavorativa: sogno una società più giusta, sicura ed evolvibile, e sognare dovrebbe essere più… accessibile.

Massimo: Durante un rito di “People and Processes” mi aveva colpito molto quando parlavi delle tue passioni, “Poesia e Robot”. Aggiungi qualche dettaglio...

Marco: Sì, esse mi hanno portato ad essere la persona che sono. La poesia è stata in realtà più un mezzo molto personale per fare introspezione rispetto a un canale per “ispirare” gli altri. Ultimamente invece mi sto concentrando solo sull’informatica: mi affascinò lo scienziato de “Io, Robot”. L'ho studiato all’università per vagamente ripercorrerne i passi: con i due progetti di prima spero che un giorno gruppi di robot collaborino come una “comunità” verso un Bene comune.

Già sarebbe interessante coordinare vari dispositivi della Protezione Civile per ottimizzarne l’intervento in caso di problemi o disastri; o droni per le consegne; oppure flotte di automobili per viaggiare in comodità e sicurezza, assistite da “un occhio in più”. Per ora, simulo scambi di dati in “database” frammentati e l’assegnazione dinamica di ruoli: è un inizio!

Massimo: Hai toccato molti punti interessanti. Grazie per questo momento; è sempre un piacere scoprire delle sfumature importanti di nuovi colleghi! Alla prossima!

Marco: Ti ringrazio. Sì, ognuno ne ha, e ciò ci arricchisce! Grazie per la chiacchierata, alla prossima!