Integrazione enterprise con Paxafe: dalla telemetria del dispositivo al command center della supply chain

Un’importante azienda europea nel cold chain monitoring, con una gamma di data logger offline, real-time e connessi via rete cellulare, ha scelto di evolvere la propria piattaforma SaaS da strumento di tracciamento termico a hub integrato per la gestione delle spedizioni sensibili. L’obiettivo era offrire ai clienti enterprise del settore farmaceutico e logistico una visione unica e proattiva sui rischi della supply chain, senza abbandonare l’affidabilità dei propri dispositivi.

La sfida

La piattaforma del cliente raccoglieva già milioni di punti di misurazione (temperatura, umidità, shock, posizione) da dispositivi distribuiti in tutto il mondo. Quello che mancava era il contesto della spedizione: collegare i dati dei singoli device al viaggio logistico, al prodotto trasportato, al percorso e alle soglie di rischio del cliente finale.

Paxafe, piattaforma globale di risk monitoring e analytics per la supply chain, rappresentava il partner naturale per chiudere questo gap. Integrarla, però, significava affrontare tre sfide in parallelo:

  1. unificare linguaggi diversi: i dati dei device nascono da sorgenti eterogenee, letture offline da report PDF, pacchetti TCP in tempo reale, dati BLE, protocolli OpenDMTP, e dovevano diventare un flusso normalizzato comprensibile per Paxafe;
  2. garantire l’accesso senza attrito: gli utenti della piattaforma del cliente non potevano dover gestire un secondo login; l’accesso a Paxafe doveva essere seamless e basato sugli stessi ruoli e permessi già definiti nel sistema del cliente;
  3. scalare l’onboarding: ogni nuovo cliente enterprise andava creato automaticamente come organizzazione Paxafe, con i giusti moduli abilitati e il brand del cliente.

La soluzione

Claranet ha guidato un programma di integrazione strutturato in tre pilastri, lavorando fianco a fianco con i team prodotto e ingegneria del cliente.

Webhook di telemetria in tempo reale

Abbiamo implementato un servizio di raccolta e inoltro dei dati del device verso Paxafe tramite webhook HTTP sicuro. Il servizio viene invocato ogni volta che un device comunica nuove letture, indipendentemente dalla sorgente, e costruisce un payload normalizzato contenente:

  • identificativi del device: numero seriale e modello; 

  • identificativo organizzazione: il partner org id stabile del cliente; 

  • dati di misurazione: temperatura, umidità, allarmi, livello batteria, coordinate GNSS, shock, tilt e altri sensori rilevanti per il percorso; 

  • event_id univoco: un UUID tracciabile end-to-end per ogni invio.

Una delle scelte tecniche più importanti è stata la gestione dei device offline: anche se un dispositivo risulta inattivo o non registrato al momento dell’importazione del report PDF, i suoi dati di viaggio vengono comunque inoltrati, perché la tracciabilità storica è spesso più importante dello stato corrente del device.

Il flusso è protetto da controlli a più livelli: verifica che il device appartenga a un cliente attivo, feature gate per abilitare l’integrazione solo agli enti che hanno sottoscritto il servizio, e audit trail su DynamoDB per tracciare ogni chiamata e ogni errore.

Single Sign-On con mappatura dei ruoli

Per gli utenti aziendali gestire un secondo login era inaccettabile. Abbiamo quindi reso la piattaforma del cliente un Identity Provider SAML 2.0 verso Paxafe: chi è già autenticato nel sistema del cliente può passare a Paxafe con un clic, senza digitare nuove credenziali.

L’assertione SAML firmata trasporta identità, organizzazione attiva e l’elenco completo delle organizzazioni a cui l’utente appartiene. Il passaggio delicato è stato allineare i ruoli interni del cliente ai gruppi di accesso previsti da Paxafe: profili amministrativi diventano amministratori della piattaforma white-label, gli utenti con responsabilità di gestione diventano gestori dell’organizzazione, mentre gli operatori con accesso operativo finiscono nei gruppi a sola visualizzazione.
In questo modo, nel momento in cui l’utente atterra su Paxafe, trova già i permessi corretti attivi e può iniziare a lavorare immediatamente.

Provisioning automatico delle organizzazioni

Quando un cliente finale viene attivato sul tier enterprise abilitato a Paxafe, la piattaforma del cliente lo crea automaticamente come organizzazione Paxafe tramite l’Identity API. Vengono inviati: il nome aziendale, un identificativo partner stabile, il logo per il white-label e una feature configuration con i moduli da abilitare.

L’operazione è idempotente: se viene eseguita più volte, Paxafe risponde con lo stato esistente e l’identificativo organizzazione viene salvato localmente. In caso di rinomina aziendale, viene inviato un aggiornamento automatico. Questo elimina i passaggi manuali e garantisce coerenza tra le due piattaforme.

L’architettura di integrazione

L’integrazione unisce tre mondi in un’unica esperienza: i device che raccolgono i dati sul campo, la piattaforma del cliente che li normalizza e gestisce gli accessi, e Paxafe che trasforma quei dati in intelligence sulla supply chain.

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Architettura dell'infrastruttura

Dal campo arrivano le letture dei device; la piattaforma del cliente le traduce in un formato comune, le invia a Paxafe e governa chi può accedere a cosa. Paxafe riceve questi dati, li incrocia con le spedizioni e offre risk scoring, alerting e reporting in una console brandizzata.

Cosa è stato realizzato

  • Flusso di telemetria normalizzato: i dati provenienti da device offline, real-time, BLE e TCP vengono raccolti, tradotti in un formato comune e inviati a Paxafe tramite webhook, con tracciatura degli errori.

  • Accesso unificato: gli utenti accedono a Paxafe attraverso il Single Sign-On SAML della piattaforma del cliente; i ruoli interni vengono mappati automaticamente sui gruppi di accesso Paxafe.

  • Provisioning automatico delle organizzazioni: quando un cliente enterprise viene attivato sul tier abilitato, viene creato automaticamente come organizzazione Paxafe con identificativo partner, nome aziendale, logo e moduli configurati.

  • Autenticazione rafforzata: il flusso di accesso integra l’autenticazione multifattore aziendale, ereditata dal provider di identità del cliente.

  • Deployment EU: la piattaforma white-label è configurata in regione eu-central-1 (Francoforte) per soddisfare i requisiti di data residency.

Conclusioni

L’integrazione con Paxafe ha permesso all’azienda di trasformare i propri dati device, fino a quel momento un patrimonio sottoutilizzato, in un vero e proprio servizio enterprise di risk monitoring per la catena del freddo. Il lavoro è stato guidato da un approccio business-first: ogni scelta tecnica, dalla normalizzazione del payload al mapping dei ruoli, è stata fatta per ridurre l’attrito degli utenti e accelerare il time-to-value per i clienti finali.

Il risultato è una piattaforma pronta a competere a livello globale nel cold chain monitoring farmaceutico: scalabile, conforme, e in grado di offrire un’esperienza integrata che unisce l’affidabilità dei dispositivi alle capacità analitiche avanzate di Paxafe.